giovedì 29 settembre 2016

Donne in viaggio






di Luigina Marone


Ogni anno nel mese di settembre incontro gruppi di genitori alle prese con i primi giorni di inserimento dei loro figli all’asilo nido. Solitamente la dimensione del piccolo gruppo crea una vicinanza preziosa tra gli adulti e nel loro processo di riattraversare e riconoscere le emozioni del lasciare, per ognuno diverse. Spesso emergono, se i genitori hanno voglia di condividerle tra di loro, storie di vite genitoriali molto diverse. È da vent'anni che conduco questi gruppi di riflessione e nel tempo, ho raccolto molte storie diverse, così come differente e' stato il mio modo di stare dentro agli incontri. Mi sono accorta che, di volta in volta, colgo sempre aspetti differenti in base alle storie che ogni genitore, mamma o papà mette a disposizione del gruppo, anche in relazione al clima che si crea.

Una settimana fa, mi sono trovata in un gruppo di sei mamme e una nonna e, mentre l'incontro si svolgeva, i tratti somatici differenti, le cadenze vocali e i racconti, mi hanno portata a riflettere intorno alle differenti nazionalità, culture e reazioni presenti in queste due settimane di "convivenza forzata". Chissà … la diversità sarà stata una facilitazione? Lascio questo primo pensiero e proseguo ad ascoltare i loro racconti.

Introduco spiegando del perché di questo incontro dedicato al lasciare e alle loro emozioni e mi accorgo sin da subito di alcuni comportamenti discordanti che attirano il mio sguardo. Una mamma sottolinea con un gesto di leggerezza ogni accenno alle emozioni di lasciare il figlio e un’altra sembra guardare ciò che sta accadendo intorno a lei con diffidenza e distacco.
Altre ancora tentano di costruire una vicinanza anche con i gesti di ascolto e di cura, preparando e distribuendo caffè e biscotti portati da casa e mettendo a disposizione, con generosità, i propri pensieri sull'esperienza delle prime due settimane al nido, come madri o nonne. Durante l'incontro i due modi differenti di stare nel gruppo, prendono spazio e senso dandomi modo di capire in parte il perché di queste differenti sfumature e aiutandomi ad afferrarne anche un po' meglio il significato.

Una mamma racconta che questo lasciare il secondo figlio al nido e' per lei un "piccolo lasciare", dopo aver provato per anni un dolore fortissimo e il timore di perdere l'amore di una figlia, oramai grande, lasciata tanto tempo prima nella sua terra d'origine moldava all'età di cinque anni. Ci racconta del dolore e di come la nonna, ancora oggi e dal suo paese d’origine, cuce i fili della loro relazione nei momenti più difficili, quando incomprensioni e fasi di crescita sembrano allontanarle per sempre.

L'altra mamma, apparentemente distante, sembra non fidarsi della nuova situazione, nemmeno degli altri genitori che, come lei, stanno portando il proprio figlio al nido. Indossa i vestiti del paese di origine e così, per provare ad agganciarla, le chiedo se capisce bene l'italiano e quello che ci stiamo dicendo. Aggiungo se vuole raccontare qualcosa dei primi giorni al nido. In un primo momento interviene in suo aiuto una mamma che traduce quello che le sto dicendo nella sua lingua d’origine mentre lei mi risponde sempre facendosi fare da tramite con la traduzione. Ad un certo punto prosegue parlando in italiano e così mi accorgo di come capisce e parla bene anche la nostra lingua. 

Ha altre due figlie più grandi e ha iniziato, anche grazie a loro, a conoscere e parlare italiano … “sempre la correggono”. Poco dopo si alza, lascia il gruppo e si dirige verso la porta che si affaccia sul corridoio che porta alle sale dove i bambini a quest'ora stanno pranzando. Dice di essere preoccupata perché il suo bambino non si trova bene, piange e non sempre capisce cosa le dicono le educatrici. Vorrebbe andare a vedere se sta bene. Ha uno sguardo vivace ed è una bellissima donna con un velo rosso in testa. La guardo e, al di là del suo sguardo distante e un po' diffidente, mi passa in un attimo l'immagine di lei nella sua terra e immediatamente sento per la prima volta quanto possiamo "essere estranei" per alcuni genitori. Le dico che vado a vedere di persona, come sta suo figlio e se le fa piacere posso tornare a raccontarle cosa sta accadendo. Mi sorride e, per la prima volta, percepisco una vicinanza possibile.


Alla fine dell’incontro, uscendo dal Nido, ripenso a quante sfumature, colori ed emozioni possono esserci in questo particolare momento di inserimento al nido. L’esperienza di lasciare il proprio bambino piccolo può assumere davvero tinte molto differenti a seconda della storia di ciascuna donna e del loro viaggio di madri. Accogliendo queste nuove madri forse anche noi, come operatrici, possiamo imparare qualcosa d’altro e, anche solo per pochi istanti, sentirsi vicine nello stesso tratto di cammino.

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